LA NASCITA DELLA CIVILTÀ MATERIALE TRAMITE LA MAGIA

La radice della nascita della civiltà materiale è la creazione di un movimento magico nato nel 1600, da parte di un cabalista.

La radice della nascita della civiltà materiale è la creazione di un movimento magico nato nel 1600, da parte di un cabalista.

Il nome di questo esoterista e bravissimo praticante di Magia, che si definiva “il Messia”, è Sabbatai Zevi, e da lui viene il termine Sabbataismo. I Sabbataisti, i praticanti della sua magia, cominciarono ad introdursi in ogni religione, in ogni ordine, in ogni massoneria, ma gli fu impedito di entrare nell’Ordine Ammonio.

In questo video si tratterà approfonditamente questi argomenti, sotto al video viene proposto un capitolo del libro: “Il Mattino dei Maghi“, del quale si parla sempre nel video.


La generazione degli “operai della Terra”, dal libro “Il Mattino dei Maghi” di Louis Pauwels e Jacques Bergier.

Siete un moderno attardato o un contemporaneo del futuro? Un manifesto sui muri di Parigi nel 1622. Il linguaggio esoterico è il linguaggio tecnico. Una nuova nozione di società segreta. Un nuovo aspetto dello “spirito religioso”. Griffin, l’uomo invisibile di Wells, diceva: “Neanche gli uomini colti si rendono conto delle potenze nascoste nei libri di scienza. In quei volumi vi sono meraviglie, miracoli”. Se ne rendono conto ora, e l’uomo della strada meglio dei letterati, sempre in ritardo di una rivoluzione. Ci sono miracoli, meraviglie, e ci sono cose terribili. Il potere della scienza, dopo Wells, si è esteso di là dal pianeta e ne minaccia la vita. È nata una nuova generazione di scienziati. Sono uomini che hanno coscienza di essere non ricercatori disinteressati e puri spettatori, ma, secondo la bella espressione di Teilhard de Chardin, “operai della Terra”, solidali col destino dell’umanità e, in notevole misura, responsabili di questo destino.
Joliot-Curie lancia bottiglie di benzina contro i carri tedeschi nei combattimenti per la liberazione di Parigi. Norbert Wiener, il cibernetico, apostrofa gli uomini politici: “Noi vi abbiamo dato un serbatoio inesauribile di potenza, e voi avete fatto Bergen-Belsen e Hiroshima!”. Sono scienziati di un nuovo stile, la cui vicenda è legata a quella del mondo {9}. Essi sono gli eredi diretti dei ricercatori del primo quarto del nostro secolo: Curie, Langevin, Perrin, Planck, Einstein, ecc. Non si è detto abbastanza che durante quegli anni la fiamma del genio raggiunse altezze mai toccate dopo il miracolo greco. Quei maestri avevano impegnato battaglie contro l’inerzia dello spirito umano. In quelle battaglie erano stati violenti. “La verità non trionfa mai, ma i suoi avversari finiscono col morire» diceva Planck. E Einstein: “Io non credo all’educazione. Sii tu stesso il tuo unico modello; fosse anche orribile, questo modello”. Ma non erano conflitti al livello della Terra, della storia, dell’azione immediata. Essi si sentivano responsabili soltanto davanti alla Verità. Tuttavia la politica li raggiunse. Il figlio di Planck fu assassinato dalla Gestapo, Einstein esiliato. L’attuale generazione sperimenta da tutti i lati, in ogni circostanza, che lo scienziato è legato al mondo. Egli detiene la quasi totalità del sapere utile. Presto deterrà la quasi totalità del potere. Egli è il personaggio-chiave dell’avventura in cui è impegnata l’umanità. Accerchiato dai politici, stretto dalle polizie e dai servizi di informazione, sorvegliato dai militari, alla fine del suo cammino ha uguali probabilità di trovare il premio Nobel o il plotone di esecuzione. Nello stesso tempo i suoi studi lo portano a vedere ridicoli i particolarismi, lo innalzano ad un livello di coscienza planetaria, se non cosmica. Tra il suo potere e i poteri vi è un malinteso. Fra il rischio che egli stesso corre e quelli che fa correre al mondo, solo un ripugnante vigliacco potrebbe esitare. Kursciatov rompe la consegna del silenzio e rivela ciò che sa ai fisici inglesi di Harwell. Pontecorvo fugge in Russia per proseguirvi la sua opera. Oppenheimer entra in conflitto con il suo governo. I fisici atomici americani prendono posizione contro l’esercito e pubblicano un loro bollettino straordinario: la copertina rappresenta un orologio le cui lancette avanzano verso mezzanotte ogni volta che un’esperienza o una scoperta pericolosa cade nelle mani dei militari.
“Ecco la mia predizione per l’avvenire: ciò che non fu sarà! E nessuno è al sicuro!” scrive il biologo inglese J.B.S. Haldane. La materia libera la sua energia e si apre la via dei pianeti. Tali avvenimenti sembrano senza uguali nella storia. “Noi siamo ad un momento in cui la storia trattiene il respiro, in cui il presente si stacca dal passato come l’iceberg spezza ciò che lo univa alle alte coste di ghiaccio e se ne va sull’oceano senza limiti. Se il presente si stacca dal passato, si tratta di una rottura, non con ogni passato, non con il passato arrivato a maturità, ma col passato ultimo in ordine di tempo, cioè quello che abbiamo chiamato la “civiltà moderna”. Questa civiltà nata dal fervore di idee nell’Europa occidentale del secolo XVIII, che è fiorita nel XIX e ha sparso i suoi frutti in tutto il mondo nella prima metà del XX, si sta allontanando da noi. Noi lo sentiamo ad ogni istante. Siamo al momento di rottura. Noi ci poniamo ora come moderni attardati, ora come contemporanei del futuro. La nostra coscienza e la nostra intelligenza ci dicono che non è affatto la stessa cosa. Le idee su cui si è fondata questa civiltà moderna sono logore. In questo periodo di rottura o piuttosto di trasmutazione, non dobbiamo meravigliarci troppo se il secolo della scienza e la missione dello scienziato subiscono profondi cambiamenti. Quali sono questi cambiamenti? Una visione giunta da un lontano passato può permetterci di illuminare l’avvenire. O, più precisamente, può rinfrancarci l’occhio per la ricerca di un nuovo punto di partenza. Un giorno del 1622 i parigini scoprirono sui loro muri alcuni manifesti così concepiti: “Noi, deputati del collegio principale dei Fratelli della Rosa-Croce, facciamo soggiorno visibile e invisibile in questa città, per grazia dell’Altissimo verso cui si volge il cuore dei Giusti, allo scopo di trarre gli uomini, nostri simili, da errore mortale”. La cosa fu considerata da molti uno scherzo, ma, come oggi ci ricorda Serge Hutin, “si attribuivano ai Fratelli della Rosa-Croce i seguenti segreti: la trasmutazione dei metalli, il prolungamento della vita, la conoscenza di ciò che avviene in luoghi lontani, l’applicazione della scienza occulta alla scoperta degli oggetti più nascosti”. Sopprimete il termine “occulta”: vi trovate davanti i poteri che la scienza moderna possiede o a cui tende. Secondo la leggenda a quell’epoca da tempo formatasi, la società dei Rosa-Croce pretendeva che il potere dell’uomo sulla natura e su se stesso sarebbe diventato infinito, che l’immortalità e il controllo di tutte le forze naturali fossero alla sua portata, e che tutto ciò che avviene nell’universo avrebbe potuto essere conosciuto. Non c’è niente di assurdo in questo, e i progressi della scienza hanno in parte giustificato quei sogni. Pertanto l’appello del 1622, in un linguaggio moderno potrebbe essere affisso sui muri di Parigi o apparire su un quotidiano, se degli scienziati si riunissero a congresso per informare gli uomini dei pericoli che corrono e della necessità di collocare le loro attività in nuove prospettive sociali e morali. Certe dichiarazioni patetiche di Einstein, certi discorsi di Oppenheimer, qualche editoriale del “Bollettino degli atomisti americani”, suonano esattamente come quel manifesto Rosa-Croce. Ecco anche un testo russo recente. A proposito della conferenza sui radioisotopi, tenutasi a Parigi nel 1957, lo scrittore sovietico Vladimir Orlov scriveva: “Gli ‘alchimisti’ di oggi devono ricordare gli statuti dei loro predecessori del Medioevo, statuti che si conservano in una biblioteca di Parigi, e che proclamano che non si possono dedicare all’alchimia se non gli uomini ‘dal cuore puro e dalle intenzioni elevate’ “.
L’idea di una società internazionale e segreta, formata da uomini intellettualmente molto progrediti, trasformati spiritualmente dall’intensità del loro sapere, desiderosi di proteggere le loro scoperte scientifiche contro i poteri organizzati, la curiosità e l’avidità degli altri uomini, e che si riservano di utilizzare le loro scoperte al momento buono, o di tenerle nascoste per parecchi anni, o di metterne in circolazione solo un’infima parte, quest’idea è nello stesso tempo molto antica e ultramoderna. Essa era inconcepibile nel secolo XIX o soltanto venticinque anni fa. È concepibile oggi. Su un certo piano, oso affermare che una tale società esiste in questo momento. Certi ospiti di Princeton (penso in particolar modo a uno scienziato viaggiatore orientale) hanno potuto averne consapevolezza. Se niente prova che nel secolo XVII è esistita la società segreta dei Rosa-Croce, tutto ci invita a pensare che discorsi di Oppenheimer, qualche editoriale del “Bollettino degli atomisti americani”, suonano esattamente come quel manifesto Rosa-Croce. Ecco anche un testo russo recente. A proposito della conferenza sui radioisotopi, tenutasi a Parigi nel 1957, lo scrittore sovietico
società di quel genere si formi oggi, per la forza delle cose, e che essa si iscrive logicamente nell’avvenire. Occorre ancora che ci spieghiamo sulla nozione di società segreta. Questa nozione stessa, così lontana, è illuminata dal presente.
Torniamo ai Rosa-Croce. “Essi costituiscono allora” ci dice lo storico Serge Hutin “la collettività degli esseri che pervenuti ad un grado superiore a quello della comune umanità, possiedono così gli stessi caratteri interiori che permettono loro di riconoscersi.”
Questa definizione ha il pregio di respingere il guazzabuglio occultista, almeno ai nostri occhi. Ciò perché abbiamo del “grado superiore” un’idea chiara, quasi scientifica, attuale, ottimista. “Siamo ad uno stadio di ricerche in cui si prende in considerazione la possibilità di mutazioni artificiali atte a migliorare gli esseri viventi e l’uomo stesso. “La radioattività può creare mostri, ma essa ci darà anche dei geni” dichiara un biologo inglese. Il punto di arrivo della ricerca alchimistica, che è la trasmutazione dell’operatore stesso, è forse il punto di arrivo della ricerca scientifica attuale. Vedremo subito che, in una certa misura, questo si è già verificato per alcuni scienziati contemporanei.
Gli studi d’avanguardia in psicologia sembrano provare l’esistenza di uno stato diverso dagli stati di sonno e di veglia, di uno stato di coscienza superiore in cui l’uomo sarebbe in possesso di mezzi intellettuali decuplicati. Alla psicologia delle profondità, che dobbiamo alla psicanalisi, aggiungiamo oggi una psicologia delle altezze che ci mette sulla via di una possibile super-intellettualità. Il genio non sarebbe che una delle tappe del cammino che può percorrere l’uomo in se stesso per raggiungere l’uso della totalità delle sue facoltà. In una vita intellettuale normale, noi non utilizziamo la decima parte delle nostre possibilità di attenzione, di indagine, di memoria, di intuizione, di coordinazione. Potrebbe darsi che noi fossimo sul punto di scoprire, o riscoprire, le chiavi che ci permetteranno di aprire in noi porte dietro le quali ci attende una moltitudine di conoscenze. Su questo piano, l’idea di un prossimo mutamento dell’umanità non ha nulla a che fare col sogno occultista, ma con la realtà. Ritorneremo a lungo su questo argomento nei prossimi capitoli.
Senza dubbio esistono già fra di noi uomini che stanno mutando, o, in ogni caso, uomini che hanno già fatto qualche passo sulla via che tutti un qualche giorno prenderemo.
Secondo la tradizione, non bastando il termine “genio” a indicare tutti gli stati superiori possibili del cervello umano, i Rosa-Croce sarebbero stati spiriti di un altro calibro che si riunivano per cooptazione. Diciamo piuttosto che la leggenda Rosa-Croce sarà servita di sostegno a una realtà: la società segreta permanente degli uomini superiori illuminati; una cospirazione alla piena luce del giorno.
La società dei Rosa-Croce si sarebbe formata naturalmente, quando uomini pervenuti ad uno stato di coscienza elevata cercarono altri uomini con cui comunicare, simili a loro per grado di conoscenza, e con cui il dialogo fosse possibile. È il caso di Einstein capito soltanto da cinque o sei uomini nel mondo; o di poche centinaia di matematici e di fisici in grado di riflettere utilmente sulla rimessa in questione del principio di parità.
Per i Rosa-Croce non c’è altro studio che quello della natura, ma questo studio non è realmente illuminante se non per menti di un calibro diverso dalla mente comune.
Applicando un intelletto di calibro diverso allo studio della natura, si arriva alla totalità delle conoscenze e alla saggezza. Questa idea nuova, dinamica, ha affascinato Descartes e Newton. Più di una volta sono stati ricordati i Rosa-Croce nei loro riguardi. Significa che erano affiliati? Questa domanda non ha senso. Noi non immaginiamo una società organizzata, ma necessari contatti fra intelletti diversamente calibrati, un linguaggio comune, non segreto, ma semplicemente inaccessibile agli altri uomini in una data epoca.
Se profonde conoscenze sulla materia e sull’energia, sulle leggi che reggono l’universo, sono state elaborate da civiltà oggi scomparse, e se frammenti di quelle conoscenze sono stati conservati nel corso del tempo (cosa di cui, d’altronde, non siamo certi), hanno potuto esserlo solo per opera di intelletti superiori e in un linguaggio necessariamente incomprensibile per l’uomo comune. Ma se non accettiamo questa ipotesi, possiamo tuttavia immaginare nel corso del tempo una successione di intelletti fuori della normale misura, comunicanti fra di loro. Tali intelletti sanno in modo evidente di non avere il minimo interesse ad ostentare la loro potenza. Se Cristoforo Colombo fosse stato una mente fuor di misura avrebbe tenuta segreta la sua scoperta. Obbligati ad una specie di clandestinità, questi uomini non possono stabilire contatti soddisfacenti che con i loro eguali. Basta pensare alla conversazione dei medici intorno al letto di un paziente in ospedale, conversazione ad alta voce e di cui tuttavia il malato non capisce niente, per capire la nostra ipotesi senza immergere l’idea nelle nebbie dell’occultismo, dell’iniziazione, ecc. Infine va da sé che intelletti di questo genere, che cercano di passare inosservati semplicemente per non essere ostacolati, avrebbero ben altro da fare che giocare ai cospiratori. Se formano una società, è per la forza stessa delle cose. Se hanno un particolare linguaggio, è perché le nozioni generali che quel linguaggio esprime sono inaccessibili alla comune mente umana. In questo senso, e unicamente in questo senso, noi accettiamo l’idea di società segreta. Le altre società segrete, quelle che sono state scoperte, e che sono innumerevoli, più o meno potenti e pittoresche, non sono ai nostri occhi che imitazioni, giochi di bambini che copiano gli adulti.
Finché gli uomini alimenteranno il sogno di ottenere qualche cosa per niente, il denaro senza lavorare, la cultura senza Io studio, il potere senza il sapere, la virtù senza l’ascesi, le società sedicenti segrete e iniziatiche fioriranno, con le loro gerarchie imitative e il loro borbottio che scimmiotta il linguaggio segreto, cioè tecnico.
Abbiamo scelto l’esempio dei Rosa-Croce del 1622 perché il vero rosa-crociano, secondo la tradizione, non si appoggia ad alcuna iniziazione misteriosa, ma allo studio approfondito e coerente del Liber Mundi, del libro del mondo e della natura. La tradizione Rosa-Croce è dunque uguale a quella della scienza contemporanea. Oggi cominciamo a capire che uno studio approfondito e coerente di questo libro della natura esige altro dallo spirito di osservazione – quello che ultimamente chiamavamo lo spirito scientifico – e anche altro da ciò che chiamiamo l’intelligenza. Al punto in cui sono le nostre ricerche, occorrerebbe che lo spirito superasse se stesso, e l’intelligenza si trascendesse. L’uomo, troppo umano, non basta più. Si deve forse ad una identica constatazione – fatta nei secoli passati da uomini superiori –, se non la realtà, almeno la leggenda dei Rosa-Croce. Il moderno, ancora conservatore, è razionalista. Il contemporaneo del futuro si sente religioso. Molto modernismo ci allontana dal passato. Un po’ di futurismo ci riconduce al passato.
Fra i più giovani atomisti, scrive Robert Jungk “alcuni considerano i loro studi come una specie di collaborazione intellettuale che non comporterebbe né significati profondi né impegni morali, ma alcuni trovano già nella ricerca un’esperienza religiosa.
I nostri rosa-crociani del 1622 facevano in Parigi “soggiorno invisibile”. Nel clima attuale di polizia e di spionaggio, ciò che ci colpisce è il fatto che i grandi ricercatori riescono a comunicare fra di loro tagliando completamente le piste che potrebbero portare i governi fino ai loro lavori. La sorte del mondo potrebbe essere discussa da dieci scienziati, e a voce alta, davanti a Krusciov e Eisenhower, senza che questi signori capissero una parola. Una società internazionale di ricercatori, che non intervenisse negli affari umani, avrebbe tutte le probabilità di passare inosservata, come passerebbe inosservata una società che limitasse i propri interventi a casi particolarissimi. Anche i suoi mezzi di comunicazione potrebbero non essere scoperti. La radio poteva benissimo essere scoperta nel secolo XVII e gli apparecchi a galena, così semplici, avrebbero potuto servire agli iniziati. Allo stesso modo le ricerche moderne sui mezzi parapsicologici hanno potuto portare ad applicazioni di telecomunicazione. L’ingegnere americano Victor Enderby recentemente ha scritto che, se risultati erano stati ottenuti in questo campo, erano stati conservati segreti per spontanea volontà degli inventori.
Ciò che inoltre colpisce, è il fatto che la tradizione Rosa-Croce allude ad apparecchi o a macchine che la scienza ufficiale dell’epoca non è riuscita a fabbricare: lampade perpetue, registratori di suoni e di immagini, ecc. La leggenda descrive apparecchi trovati nella tomba del simbolico “Christian Rosenkreutz” che avrebbero potuto essere del 1958, ma non del 1622. Il fatto è che la dottrina Rosa-Croce ha per oggetto il dominio dell’universo per mezzo della scienza e della tecnica, e non per mezzo dell’iniziazione o della mistica.
Allo stesso modo noi possiamo concepire nella nostra epoca una società che tiene segreta una tecnologia. Le persecuzioni politiche, le violenze sociali, lo sviluppo del senso morale e della coscienza di una terribile responsabilità, costringeranno sempre più gli scienziati a entrare nella clandestinità. Ora, questa clandestinità non farà rallentare le ricerche. Non si può pensare che i missili e le enormi macchine per scomporre l’atomo, siano ormai i soli strumenti del ricercatore. Le vere grandi scoperte sono sempre state fatte con mezzi semplici, con un’attrezzatura ridotta. È possibile che in questo momento esistano nel mondo luoghi dove la densità intellettuale è particolarmente grande e dove si afferma questa nuova clandestinità. Entriamo in un’epoca che ricorda molto gli inizi del secolo XVII, e forse è in preparazione un nuovo manifesto del 1622. Forse, anche, è già apparso. Ma non ce ne siamo accorti.
Ciò che ci allontana da questi pensieri, è il fatto che i tempi antichi si esprimono sempre in formule religiose. Allora noi non prestiamo loro che un’attenzione letteraria, “spirituale”. È in questo modo che siamo moderni. È in questo modo che non siamo contemporanei del futuro.
Infine, ciò che ci colpisce è l’affermazione reiterata dei Rosa-Croce e degli alchimisti, secondo cui il fine della scienza delle trasmutazioni è la trasmutazione dello spirito stesso. Non si tratta di magia, né di ricompensa calata dal cielo, ma di una scoperta delle realtà, che obbliga lo spirito dell’osservatore ad assumere una diversa posizione. Se pensiamo all’evoluzione estremamente rapida dello stato spirituale dei primi grandi atomisti, cominciamo a capire ciò che volevano dire i Rosa-Croce. Siamo in un’epoca in cui la scienza, al suo estremo, raggiunge l’universo spirituale e trasforma lo spirito dell’osservatore stesso, lo pone ad un livello diverso da quello dell’intelligenza scientifica divenuta insufficiente. Ciò che accade ai nostri atomisti si può paragonare all’esperienza descritta dai testi di alchimia e dalla tradizione Rosa-Croce. Il linguaggio spirituale non è un balbettio che precede il linguaggio scientifico, ma piuttosto il risultato di questo. Ciò che avviene nel nostro presente è potuto avvenire nei tempi antichi, su un altro piano di conoscenza, cosicché la leggenda Rosa-Croce e la realtà di oggi si illuminano reciprocamente. Bisogna guardare le cose antiche con occhi nuovi, questo aiuta a comprendere il futuro. Noi non siamo più, ormai, in un’epoca in cui il progresso si possa identificare esclusivamente con quello scientifico e tecnico. Appare un altro dato, quello che si trova nei Superiori Ignoti dei secoli passati quando mostrano che l’osservazione del Liber Mundi sbocca su “un’altra cosa”. Un fisico eminente, Heisenberg, dichiara oggi: “Lo spazio in cui si sviluppa l’essere spirituale dell’uomo ha dimensioni diverse da quella in cui si è dispiegato durante gli ultimi secoli”.
Wells morì scoraggiato. Intelligenza superiore, era vissuto della fede nel progresso. Ma Wells, verso la fine della sua vita, vedeva quel progresso assumere aspetti spaventosi. Egli non aveva più fiducia. La scienza rischiava di distruggere il mondo, i più grandi mezzi di annientamento erano recente invenzione. “L’uomo è giunto al limite delle sue possibilità” dice nel 1946 il vecchio Wells disperato. In quel momento il vecchio che era stato un genio dell’anticipazione cessò dì essere un contemporaneo del futuro. Noi cominciamo a indovinare che l’uomo non è giunto che al traguardo di una delle sue possibilità. Appaiono altre possibilità. Si aprono altre vie che il flusso e il riflusso dell’oceano delle epoche coprono e scoprono alternamente. Wolfgang Pauli, matematico e fisico di fama mondiale, qualche tempo fa faceva professione di scientismo rigido nella migliore tradizione del secolo XIX. Nel 1932, al Congresso di Copenaghen, per il suo glaciale scetticismo e la sua volontà di potenza appariva come il Mefistofele di Faust. Nel 1955, questo spirito profondo aveva tanto allargato le sue prospettive che si faceva il pittore eloquente di una via di salvezza interiore a lungo trascurata. Quest’evoluzione è tipica. È quella della maggior parte dei grandi atomisti. Non è una ricaduta nel moralismo o, in una vaga religiosità. Al contrario, si tratta di un progresso nell’attrezzatura dello spirito di osservazione; di una nuova riflessione sulla natura della conoscenza. “Di fronte alla divisione delle attività dell’intelletto umano in campi distinti, rigidamente mantenuta dal secolo XVII in poi”, dice Wolfgang Pauli “io immagino un fine che sarebbe il dominio dei contrari, una sintesi che abbraccia l’intelligenza razionale e l’esperienza mistica dell’unità. Questo fine è il solo che si accordi col mito, espresso o no, della nostra epoca.”

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